Kim Jong-Un e la dinastia socialista più longeva al mondo

Se già con l’avvicendamento al potere tra Kim Il-sung e Kim Jong-il si era dato inizio alla successione ereditaria del governo nordcoreano, con la nomina di Kim Jong-un si è ufficialmente materializzata una vera e propria dinastia familiare, capace di perpetuare la propria influenza per molti decenni.  Il figlio del Caro Leader ha dovuto compiere un percorso di maturazione particolare prima di potersi avvicinare alle sfere del potere. Va infatti sottolineato che egli era il terzogenito, dunque sulla carta non gli spettava l’investitura al vertice del sistema.  Prima di lui venivano Kim Jong-nam e Kim Jong-chul. Il primo è caduto in disgrazia a causa di una vicenda poco lieta e piuttosto curiosa. Nel 2001 infatti, fu arrestato nell’aeroporto di Narita, vicino a Tokyo, mentre tentava di entrare illegalmente nel paese. Fu trovato in possesso di un passaporto falso della Repubblica Dominicana, insieme ad una donna e un bambino di quattro anni. Il bambino probabilmente era suo figlio, mentre la donna si suppone che potesse essere sua moglie, Shin Jong-in. Effettuando vari controlli, si venne a scoprire che quello non era stato l’unico suo viaggio fuori regola, ma che precedentemente ve ne erano stati altri. Secondo alcune fonti, l’uomo tentò più volte di affermare che era il figlio di Kim Jong-il, invano. Aggiunse inoltre che si trovava in Giappone per “andare a visitare Tokyo Disneyland”[. Dopo l’incidente fu espulso dal territorio nipponico e trasferito a Pechino. L’avvenimento lo mise in cattiva luce e assestò sicuramente un duro colpo alla sua credibilità nell’ambito della corsa al potere. Per quanto concerne il secondogenito Kim Jong-chol, la sua sfortuna è stata non assomigliare per niente al nonno Kim Il sung, a differenza del fratello minore. Inoltre: «Ha un grave difetto agli occhi del Caro Leader: mostra di avere movenze fisiche valutate troppo “femminili”. In un paese tremendamente machista, non ha alcuna chance di succedere al padre.»

Ecco quindi che si giunge a Kim Jong-un. Dalla sua parte ha una somiglianza fisica molto accentuata con il nonno, oltre a ricordare alcuni tratti del padre. Questo aspetto, in un regime politico come quello della Corea del Nord viene considerato: «importante nella strategia della continuità di governo familiare. Un indispensabile espediente per mettere la potenza dell’immagine al servizio del regime»[. Fin dal 2006 ha iniziato a farsi largo con insistenza la voce di una sua probabile investitura come futuro leader del paese. Nel 2007 il potenziale successore venne integrato nel Dipartimento amministrativo del Partito e nell’Ufficio Politico delle forze armate. Nel 2008 Kim Jong-il risultò vittima di un ictus cerebrale, che lo debilitò non poco accelerando le procedure per una eventuale successione al potere. Già l’anno successivo infatti, il Caro Leader decise di annunciare pubblicamente davanti ai dirigenti del partito che aveva scelto come suo successore il figlio Kim Jong-un. «Kim Jong-un viene visto come il migliore strumento per garantire la “continuità” di uno dei regimi dittatoriali più longevi della Storia»

L’erede designato tuttavia aveva un passato non propriamente positivo per la propaganda socialista del regime. Aveva infatti compiuto parte del suo percorso di studi all’estero, a Berna, in una Scuola Inglese Internazionale. Lì era entrato in contatto con una cultura diversa, con un modo di pensare diverso, con dei valori diversi.  La sua passione per il basket è divenuta notoria, tanto da seguire con vivo interesse molte partite della Nba, la lega cestistica più famosa al mondo degli acerrimi nemici americani. Rimanendo inoltre lontano dalla sua patria natia proprio nel periodo cruciale della sua formazione, non è mai entrato realmente in contatto con le sfere del potere fino all’età adulta.

Dunque a soli venticinque anni, nel 2009, egli si è trovato a dover compiere un’enorme accelerazione del suo cursus honorum, anche a causa della cattiva salute del padre. Per questo motivo in pochi mesi, è diventato: «Direttore della Società di Produzione di Letteratura, viene eletto all’Assemblea Popolare (Parlamento), nominato Capo della Sicurezza dello Stato, integrato nel Comitato di Difesa della RPDC e designato Vice Direttore del Dipartimento Amministrativo del partito. Tutto questo nel solo anno 2009» . Indubbiamente i vertici del sistema nordcoreano percepivano la necessità di formare e preparare il più velocemente possibile l’erede, in vista di un suo imminente subentro. Nel 2010, gli sono stati affidati altri incarichi di un certo spessore. È diventato infatti membro del Comitato Centrale del Partito e Vice Presidente della Commissione Centrale Militare. Fu nell’Ottobre dello stesso anno che avvenne la prima apparizione pubblica di Kim Jong-un nella sua qualità ormai riconosciuta di erede, in occasione del sessantacinquesimo anniversario della fondazione del Partito del lavoro. Questo evento fu un momento di grande importanza, perché certificava la volontà di instaurare una vera dinastia familiare in Corea del Nord, sempre più potente e sempre più oppressiva. Nell’arco di pochi mesi, Kim III è stato autore di una ascesa prorompente, sostenuta e facilitata dal benestare della classe dirigente. Per rendere ancora più salda la sua posizione, decise di arrestare un collaboratore del fratellastro Kim Jong-un, in modo da lanciare il chiaro messaggio che il suo sarebbe stato un potere esercitato con estrema virulenza.  Il punto finale su cui decise di lavorare fu un rafforzamento della sua figura nell’ambiente dell’esercito nazionale, che rappresenta il più potente sostegno del regime. Anche per questo motivo quindi Kim Jong-un si fece artefice di due azioni militari piuttosto gravi contro i vicini sudcoreani, cercando di alzare la tensione fino al limite del sopportabile. Si trattò del: «siluramento della nave da guerra sudcoreana Cheonan, il 26 marzo 2010 e del bombardamento dell’isola sudcoreana di Yeonpyeong il 23 novembre dello stesso anno»[. Riguardo il primo episodio, esso avvenne nel Mar Giallo, in prossimità dell’isola di Paengnyong. In seguito ad una forte esplosione avvenuta su una corvetta della Marina militare della Corea del Sud, chiamata Cheonan, persero la vita 46 persone e l’imbarcazione affondò. Fin da subito la responsabilità fu attribuita alla Corea del Nord, vennero infatti trovati in zona, dopo alcuni accertamenti, dei frammenti con scritte di fabbricazione nordcoreana. Fu probabilmente un siluro a provocare la deflagrazione. Il comandante della nave, prima che la stessa affondasse, contattò il quartier generale della flotta sudcoreana riferendo «“di essere stati attaccati dal nemico”». Riguardo il secondo episodio, si può dire che si trattò di un vero e proprio cannoneggiamento nordcoreano nei confronti di un territorio sovrano dei vicini del sud. Lo scontro iniziò nel primo pomeriggio del 23 novembre 2010 e fece temere una rapida intensificazione della violenza e la rottura dell’armistizio di Panmunjeon del 1953, anche a causa dell’arrivo della portaerei americana George Washington. I portavoce di Pyongyang dichiararono di aver semplicemente risposto ad alcune provocazioni innescate dai sudcoreani in quegli stessi giorni. In seguito a questi due avvenimenti, si poteva ritenere terminato il percorso di formazione del terzo dittatore della linea familiare Kim. Dunque « a partire dall’ottobre 2011 Kim Jong-un prende in mano le redini del regime. […] Kim III è pronto per assumere il suo destino nazionale».

Il padrone della Corea del Nord


La morte di Kim Jong-il è stata annunciata dalla televisione di stato nordcoreana il 19 dicembre 2011, in seguito ad un infarto che ha colpito il Caro Leader, stroncandolo. Lo stesso organo di stampa ha fin da subito presentato il “grande successore”, invitando la nazione a unirsi intorno al nuovo leader: Kim Jong-un. Si è concluso così il percorso di quest’ultimo, ormai pronto a prendere le redini del potere in mano. È lui del resto che: «Dirige i grandiosi riti funebri, in un paese durante qualche giorno paralizzato per piangere la dipartita del Caro Leader. Insomma si comporta come l’effettivo e unico erede, attribuendosi immediatamente tutte le funzioni che erano state del padre»[. Il 28 dicembre 2011 si è tenuto il funerale pubblico in onore di Kim II. Alcune immagini diffuse dai media mostrarono schiere di cittadini in preda alla disperazione alla vista del carro funebre. È facile immaginare che molte di quelle reazioni non fossero sincere. Dal gennaio 2012 di fatto è incominciato il nuovo corso politico. Kim III è divenuto il più giovane capo di Stato del mondo, a soli 28 anni. Prima di allora, come già detto, non godeva di una grande notorietà, avendo trascorso lunghi periodi lontano dalla Corea. Si è dunque rivelata fin da subito la necessità per lui di asservirsi in maniera massiva della propaganda per rafforzare la propria autorità, inizialmente incerta.
«Kim Jong-un viene descritto da tutti i media coreani come un essere eccezionale, proiettato verso un futuro glorioso, “all’avanguardia della rivoluzione coreana, Grande Successore della causa rivoluzionaria del Juche e Capo eccellente del Partito, delle Forze Armate e del nostro Popolo”».
Alcuni analisti ed esperti di geopolitica internazionale avevano supposto inizialmente che Kim III potesse portare un vento di riforme anche in un paese chiuso e retrogrado come la Corea del Nord. Fino ad oggi invece, molte decisioni intraprese dal nuovo leader sembrano andare contro a questa teoria, anche se il suo atteggiamento e la sua condotta politiche non hanno mai preso una direzione netta e chiara, dando spazio a diverse interpretazioni. Nel 2015 il geopolitologo francese Barthélémy Courmont ha scritto: « Il vero banco di prova del nuovo leader nordcoreano è la proiezione internazionale; il dittatore non ha ancora definito una propria immagine da spendere all’estero e chissà che non promuova una cauta apertura verso l’esterno; al momento i primi anni del regno non sembrano tuttavia andare in questa direzione e il 2013 è stato notoriamente quello in cui si sono registrate le maggiori tensioni internazionali dell’ultimo decennio. Parallelamente all’aprirsi della crisi il giovane dirigente ha sempre tentato tuttavia di lasciare aperta la porta del dialogo, mettendo a frutto la lezione del padre, il quale alternava minacce a improvvise promesse di riconciliazione». Quest’ultimo punto va sottolineato, poiché Kim Jong-un si è fatto maestro della cosiddetta strategia della tensione. Potendo infatti sfruttare una minaccia internazionale come lo sviluppo di armamenti nucleari e di missili a lunga gittata, è riuscito a regolare un flusso di risorse in entrata tale da poter sostenere la struttura del regime. La figura di Kim III inoltre, a differenza dei suoi predecessori, è diventata assai popolare anche al di fuori dell’area pacifica. Come spiega Courmont: «Attorno al giovane Kim c’è un’attenzione mediatica esasperata, ogni suo gesto è oggetto di interpretazioni anche molto elaborate, la sua scomparsa per sei settimane (settembre-ottobre 2014), dovuta a motivi di salute, ha dato luogo a ipotesi molto fantasiose. Se il regime si basa ancora sulla parsimonia delle informazioni trasmesse all’esterno, l’attenzione che suscita oggi è molto maggiore di un tempo.» L’inasprimento dei rapporti con Washington non ha fatto altro che amplificare la portata della questione nordcoreana, portando agli onori della cronaca una regione caratterizzata da decenni di silenzi e scarse informazioni.


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