Burkina Faso & le due Cine: la diplomazia dello yo-yo

Oggi parliamo di un argomento poco noto. Oggi analizziamo brevemente quella che è stata definita la “Diplomazia dello yo-yo”. Con questa espressione si sono indicate le relazioni politiche ed economiche intercorse negli ultimi decenni tra il Burkina Faso e “le due Cine” [la Cina popolare e Taiwan]. Tra queste parti si sono sviluppate diverse fasi di avvicinamento e allontanamento, con una alternanza che ha suggerito l’immagine efficace dello yo-yo, con il suo oscillare costante. L’abilità della piccola nazione africana è stata quella di trovare con le due controparti accordi (nell’arco di ben cinque decenni) che potessero portarle vantaggi nel breve e nel medio periodo. Il Burkina Faso è stato l’unico paese africano a riconoscere Taiwan due volte, nel 1961 e nel 1994. Il 24 maggio 2018 invece, cosiccome nel 1973, il governo burkinabè ha deciso di ricostituire le relazioni con Pechino. Quindi, nell’ordine, Ouagadougou ha attraversato queste diverse tappe storiche:

1961-1973: Rapporti con Taipei. 
1973-1994: Rapporti con Pechino. 
1994-2018: Rapporti con Taipei. 
2018-oggi: Rapporti con Pechino. 

Taipei ha seguito una linea tradizionale di aiuti, con assistenza medica, progetti agricoli e formazione di risorse umane. In generale comunque, il commercio tra i due Paesi non è mai stato di grandi dimensioni, mentre la partenership con la RPC è ormai una delle più consistenti per Ouagadougou. Negli anni, nonostante l’assenza di ufficialità delle relazioni politiche, Beijin è sempre stata presente sul territorio burkinabè. Come in molti paesi africani, anche in Burkina Faso c’è stata una significativa migrazione di cinesi, soprattutto imprenditori che hanno portato alla costituzione di reti di supporto nel paese in forma di associazioni, volte a garantire e tutelare i migranti dal punto di vista politico.
Una delle pedine fondamentali nel processo di convergenza tra Burkina Faso e Cina negli anni ’70 è stato l’allora primo ministro cinese Zhou Enlai, dotato di grandi abilità strategiche. Egli infatti, non appena si presentò una grave carestia alimentare nel paese subsahariano, decise di offrire immediatamente aiuto a Ouagandougou portando assistenza medico-sanitaria ad uno stato che si trovava in ginocchio. Tra il 1973 e il 1994, la Cina mantenne i rapporti con il Burkina Faso fornendo al paese ingenti pacchetti di aiuti, soprattutto in ambito agricolo e medico. Nel 1994 tuttavia, nonostante i rapporti con Pechino fossero rimasti buoni, Blaise Compaoré – presidente burkinabé – decise di rompere le relazioni con la Cina e di ristabilirle con Taiwan, in un momento in cui il Paese doveva affrontare una crisi di svalutazione valutaria e l’imposizione di programmi di aggiustamento strutturali voluti dal Fondo Monetario Internazionale. Questa scelta sembra essere stata accelerata dalla mossa taiwanese di incentivare il paese africano con 50-60 milioni di dollari, così da poter scollinare quel frangente storico-economico.
Lo scorso maggio nuovo colpo di scena: i ministri degli esteri di Burkina Faso e Cina, Alpha Barry e Wang Yi, hanno stretto l’accordo che ha portato all’apertura dell’ambasciata cinese a Ouagandougou. Si sta aprendo una nuova fase geopolitica per Ouagandougou e Pechino, adesso che i progetti in espansione della Nuova Via della Seta sembrano voler travolgere anche tutto il continente africano?

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