Dabiq, la rivista del Terrore

Oggi parleremo di uno strumento propagandistico che ha fatto dell’Isis un’organizzazione capace di calamitare migliaia di persone grazie ad uno studiato utilizzo del potenziale offerto dall’immagine e dalla retorica. Oggi parleremo della rivista online “Dabiq”, pubblicata tra il 2014 e il 2016.

I primi nove numeri di “Dabiq” sono stati disponibili online su Amazon per più di dieci giorni prima di essere rimossi. Già solo questa informazione ci fa capire la potenza della propaganda dello Stato Islamico. Non contenti, come qualsiasi altro articolo di Amazon, anche questo aveva la sua descrizione , la quale trattava questa come “una rivista che con foto e articoli tratta temi che riguardano: tawhid (l’unità), manhaj (la ricerca della verità), hijrah (la migrazione), jihad (la guerra santa) e jama’ah (la comunità).” Tutta la rivista è stata pensata nel minimo dettaglio senza lasciare nulla al caso. Buona impaginazione e buona grafica, con tanto d’immagini perfezionate grazie a Photoshop. Tutto questo farebbe pensare ad una normale rivista di musica o gossip, ma la narrazione, se si inizia a sfogliare la rivista, è ben diversa. Si parla di attentatori, zone di guerra, bombardamenti ed esecuzioni. Il nome della stessa ha il suo significato intrinseco; questo infatti è lo stesso  di una città a nord della Siria nella quale, si dice, si terrà la battaglia finale tra cristiani e musulmani. Si parla inoltre di un magazine che conteneva dalle 30 alle 80 pagine tradotto in inglese, francese, russo e turco in cui tutto era predisposto alla perfezione. Ogni uscita mensile iniziava con la rivendicazione dei propri attacchi terroristici, con reportage su nuovi territori conquistati e interviste a uomini che si sono uniti alla “giusta” causa e che quindi sono diventati dei modelli da seguire. Ma la propaganda non si fermava qui, si parlava anche di futuro per tutti i musulmani che avrebbero vissuto nei territori del califfato una volta terminata la guerra. Per loro ci sarebbe stata una sorta di welfare che li avrebbe aiutati nella vita quotidiana. Per terminare vi era poi una rubrica, ”Nelle parole del nemico”, in cui venivano pubblicati tutti i nomi  di capi di stato, addetti alla sicurezza o media che in quel mese avevano attaccato il Califfato. Questi erano bollati come “crociati”. Tutto è stato pensato per entrare nella vita  degli individui, delle persone comuni, in ogni parte del mondo. La facilità con cui è risultata reperibile la rivista e la difficoltà invece dei vari governi di impedirne la divulgazione fa intuire quanto sia stata efficace e potente la propaganda islamica dell’Isis.

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