Barack Obama: Luci & ombre in Medio Oriente

Barack Obama passerà alla storia per diversi aspetti dei suoi due mandati da Presidente degli Stati Uniti d’America. E’ stato il primo Presidente di colore in una società da sempre lacerata dal razzismo e divisioni sociali tra popolazione bianca e nera. E’ stato insignito del Premio Nobel per la Pace nel 2009 e ha raggiuto l’importante traguardo di far approvare al Congresso l’Obamacare, che rendeva (più) pubblico il sistema sanitario americano, fortemente privatizzato. Altri numerosi successi e aspetti positivi potrebbero essere elencati, ma gli esperti concordano che la sua politica nei confronti del Medio Oriente non rientra tra questi.
Ci sono diversi aspetti della strategia Obama in Medio Oriente che hanno avuto effetti disastrosi. Obama ha commesso tutta una serie di errori che hanno lasciato nel caos il Medio Oriente, facendo venire meno tutta una serie di strumenti nati per mantenere la pace e la sicurezza a livello mondiale. L’argomento è vasto e sfaccettato, ma concentriamoci sulle connessioni tra il ritiro delle truppe americane dall’Iraq, la situazione siriana e i rapporti con la Turchia, tre fattori maggiori che influiscono sulla guerra in Siria che si protrae ancora oggi. In primis, la rapida uscita degli americani dall’Iraq sotto la presidenza Obama ha compromesso i buoni risultati raggiunti e ha consentito alle forze più estremiste di riorganizzarsi nell’Isis, sino alla fondazione di uno stato islamico comprendente territori iracheni e siriani.       
Il 4 giugno 2009, Obama parla all’Università del Cairo e sostiene la comunanza di visione tra Stati Uniti e Islam, invocando un cambio di passo in tutto il Medio Oriente a opera dei giovani: “America e Islam possono avere posizioni convergenti, condividere i medesimi ideali, il senso della giustizia e del progresso, la tolleranza e la dignità dell’uomo”. Così facendo stimola tumulti in diversi paesi medio-orientali e assume una posizione durissima contro Bashar al-Assad, presidente alawita della Siria, affermando che sarebbe dovuto essere deposto. Questa posizione è sostenuta da Francia e Inghilterra, percepite come ingerenze malvolute in Siria. Questo, oltre che suscitare le ire russe e non attrarre di certo i complimenti dell’Iran, ha causato che la situazione siriana degenerasse, moltiplicando i gruppi avversi al regime e rendendo difficile la distinzione tra quelli moderati e quelli pericolosi.
Nel frattempo, cerca di avvicinarsi alla Turchia nel tentativo di trovarvi un alleato nella lotta all’Isis, senza considerare che la Turchia non ha reali interessi nella sconfitta dell’Isis, poiché in quel casoi curdi reclamerebbero con ancora più veemenza la nascita di un loro stato ai confini turchi. La Turchia, di fatto, sostiene a parole la posizione americana (e la causa occidentale) ricucendo parallelamente i rapporti con la Russia. La situazione siriana odierna è il frutto delle indecisioni e delle contraddizioni occidentali, che l’hanno resa il terreno elettivo di una grave e irrimediabile sconfitta politica.

[ENG]

Barack Obama will be remembered in history for several aspects of his two terms as President of the United States of America. He was the first black president in a society that has always been torn apart by racism and social divisions between the black and white population. He was awarded the Nobel Peace Prize in 2009 and achieved the important goal of getting Congress to approve Obamacare, which made the American health system (more) public. A number of other successes and positive aspects could be listed, but experts agree that its policy towards the Middle East is not one of them.      
There are several aspects of the Obama strategy in the Middle East that have had disastrous effects. Obama has made a number of mistakes that have left the Middle East in a state of chaos, destroying a whole range of instruments designed to maintain peace and security worldwide. The subject is vast and multifaceted, but let us focus on the links between the withdrawal of American troops from Iraq, the Syrian situation and relations with Turkey, three major factors that influence the war in Syria that continues today. First of all, the rapid exit of the Americans from Iraq under the Obama presidency has undermined the good results achieved and allowed the most extremist forces to regroup in ISIS, until the founding of an Islamic state including Syrian and Iraqi territories. 
On June 4, 2009, Obama speaks at the University of Cairo and supports the common vision between the United States and Islam, calling for a change of pace throughout the Middle East by young people: “America and Islam can have convergent positions, share the same ideals, the sense of justice and progress, the tolerance and dignity of man”. By doing so, he is stirring up unrest in several Middle Eastern countries and taking a very tough stand against Bashar al-Assad, the Alawite President of Syria, claiming that he should have been deposed. This position is supported by France and England, perceived as unwanted interference in Syria. This, in addition to stirring up Russia and certainly not pleasing Iran, caused the Syrian situation to degenerate, multiplying the anti-regime groups and making it difficult to distinguish between moderate and dangerous ones.   
In the meantime, Obama approached Turkey in an attempt to find an ally in the fight against Isis, although Turkey has no real interest in such an initiative, because in that case the Kurds would demand even more strongly the birth of their own state on the Turkish border. Turkey, in fact, pays lip service to the American position (and the Western cause), while resuming relations with Russia. The Syrian situation today is the result of Western indecisions and contradictions, which have made it the elective ground for a serious and irretrievable political defeat.

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