Quando le merende costano la galera [Pt. 5]

Partiamo dal processo. Il 20 maggio 1997 di fronte alla Corte di Assise di Firenze iniziò il processo a Mario Vanni e Giancarlo Lotti (più altre due persone che verranno prosciolte, di conseguenza non saranno prese in considerazione in questo articolo).

Tutta l’impalcatura dell’accussa fu costruita, in buona sostanza, su tre soggetti: Fernando Pucci, Gabriella Ghiribelli e proprio Giancarlo Lotti.

Mario Vanni fu accusato, insieme al Lotti, di aver partecipato agli omicidi del Mostro di Firenze a seguito della confessione di Giancarlo Lotti stesso.

Bisogna prima di tutto dire che, secondo alcuni testimoni (come Walter Ricci), Mario Vanni aveva paura di Pacciani perchè, così viene riportato da terzi, quest’ultimo possedeva “un pistolone”. Secondo Lorenzo Nesi, altro testimone del processo Pacciani, pare che il postino (mestiere che Vanni ricopriva) avesse ricevuto una lettera dal contadino di Mercatale mentre era in carcere per le violenze alle figlie. Il Nesi affermò di aver accompagnato proprio Mario Vanni a casa della Angiolina Manni (moglie di Pacciani) per parlare di quella lettera che conteneva “cose brutte”. Purtroppo non si è mai capito quale fosse il contenuto di quel documento perché fu distrutto e nessuno, tra un reticenza e l’altra, ha voluto dirlo con precisione.

Mario Vanni apparve, fin da subito, durante il processo di Pacciani, decisamente reticente e dichiarò più volte di aver fatto, con quest’ultimo, solo delle merende (con le indagini si scoprirà che oltre alle merende, c’era anche la frequentazione di alcune prostitute).

Un ruolo chiave, sia in tema d’indagini che di processo, lo giocò pure Gabriella Ghiribelli che affermò agli inquirenti di aver notato l’auto di Giancarlo Lotti in prossimità del luogo, e nella stessa data, in cui i due francesi (nel 1985) furono uccisi. Bisogna segnalare che su questa testimonianza si susseguono, ancora oggi, tantissimi dubbi ed incertezze.

Nel mentre, anche Fernando Pucci disse qualcosa di molto importante relativo all’omicidio degli Scopeti: ovvero che, insieme a Giancarlo Lotti, vide l’omicido della Mauriot e Kraveichvili.

Giancarlo Lotti, a quel punto, divenne un uomo chiave: egli dichiarò di essere stato presente quella notte all’omicidio, con Fernando Pucci, ma di non essere assolutamente complice (sostenne infatti che fu un caso la loro partecipazione, figlia di bisogni fisiologici) – poi ammise una versione ben diversa.

Fernando Pucci e Giancarlo Lotti, ancora una volta con qualche reticenza e non poche difficoltà, confessarono di aver visto sul luogo del delitto degli Scopeti proprio Pietro Pacciani e Mario Vanni. Entrambi poi spiegarono agli inquirenti la dinamica dell’omicidio della coppia francese (anche se le incongruenze furono molteplici).

Il 9 marzo 1996 Giancarlo Lotti vuotò definitivamente (?) il sacco: disse di essere stato presente anche l’omicidio di Vicchio (1984) e di aver giocato un ruolo decisamente più complesso rispetto al semplice spettatore. Inoltre, ammise di essere stato ‘ingaggiato’ dal duo assassino, Pacciani-Vanni, per fungere da palo durante i massacri; confermò, inoltre, di essere stato presente anche all’omicidio dei due tedeschi (1983) e anche a quello di Baccaiano nel 1982.

Gli inquirenti, dunque, chiesero a Lotti perché mai si fosse unito alla coppia assassina e la risposta fu che lo minacciarono (Vanni e Pacciani) di divulgare la notizia che il Lotti stesso fosse un omossessuale (elemento mai confermato da quest’ultimo). Lo stesso Lotti ammise poi di non essere stato in grado di ribellarsi a Pietro Pacciani perché lo violentò per, pare, sottometterlo.

La Corte di Assise di Firenze, nel marzo del 1998, condannò Mario Vanni all’ergastolo e Giancarlo Lotti a trent’anni di reclusione per gli omicidi dell’ ’85, ’84, ’83, ’82 e quello di Calenzano del ’81. Circa un mese prima, Pietro Pacciani fu trovato deceduto nella sua abitazione di Mercatale, per insufficienza cardiaca (per questo motivo, ovviamente, il processo nei confronti di colui che pareva essere il Mostro di Firenze rimase orfano di una condanna definitiva).

Nel maggio del 1999, l’Appello di Firenze confermò l’ergastolo per Mario Vanni (ma lo assolse per l’omicidio di Calenzano) e la pena di Lotti scese a 26 anni.

La Cassazione, circa un anno dopo, confermò la sentenza.

Dunque, la sintesi è sostanzialmente questa: Pacciani, Vanni e Lotti sono (o dovrebbero essere) i soggetti che, se sommati insieme, danno come risultato la figura del Mostro di Firenze. È davvero, oltre ogni ragionevole dubbio, così? Forse no.

Con i prossimi pezzi, tra cui l’intervista a Paolo Cochi, cercheremo insieme di dare più risposte possibili a tutte le nostre domande.

Ma il questito, ancora una volta, resta: Pietro Pacciani è il Mostro di Firenze, insieme a Mario Vanni e Giancarlo Lotti? Oppure si ha davanti tre soggetti innocenti che, per vari motivi, si trovano ad occupare un ruolo che non li appartiene?

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