Charles de Gaulle: l’Algeria francese [Luci & Ombre]

Applaudito in patria come eroe di guerra, leader della resistenza francese e per questo Condannato a morte e privato della nazionalità francese dal regime di Vichy, Charles de Gaulle ha incarnato la libertà della Francia per i combattenti partigiani, gli alleati e per i nazi-fascisti. Era attivo in politica prima della guerra, e lo rimane dopo, soprattutto in quanto creatore e primo Presidente della V Repubblica nel 1958 (fino al 1969). Il grande statista vede però scoppiare sotto la sua presidenza la Guerra d’Algeria e in quanto capo di Stato, sviluppa una strategia d’azione ancora oggi dibattuta.

Francesi e non salutarono il ritorno al potere di de Gaulle come la svolta necessaria per terminare le ostilità, iniziate in realtà già nel 1954. Famoso il trascinante quanto intenzionalmente ambiguo appello a tutti gli abitanti, “Je vous ai compris” e la sua esclamazione “Vive l’Algérie française” che ravvivarono le speranze dei coloni e dei militari, disaffezionati dalle indecisioni dei precedenti governi.

Difatti, la nuova carta costituzionale del ‘58 conteneva già un’importante concessione: l’Algeria sarebbe stata non più parte integrante, bensì territorio associato alla Francia. Ma il referendum, che rischiava di essere salutato con entusiasmo dai musulmani e coloni algerini, minacciava il Front de Liberation Nationale (FNL) con la prospettiva di perdere il sostegno da parte della crescente parte di popolazione che era stanca della guerra, ma che non aveva mai dimostrato se non un tiepido convincimento per un’Algeria totalmente indipendente. Come reazione, il FLN instaurò il Governo provvisorio della Repubblica algerina, una sorta di governo in esilio, ottenendo ben presto il riconoscimento internazionale di numerosi paesi arabi, asiatici, africani, dell’Europa orientale e dell’Unione Sovietica.

Nonostante le torture e brutalità commesse dall’esercito francese contro la popolazione musulmana e l’opposizione crescente dei francesi alla guerra, de Gaulle continuò a negare la totale indipendenza all’Algeria, comportamento al quale seguirono campagne di terrore di FLN, guerre civili e ulteriori violenze. Nel 1961, negoziati segreti tra il governo francese e le autorità algerine venuti allo scoperto fecero sì che una parte delle sfere militari in Algeria si sentì tradita da de Gaulle dopo sette anni di dura lotta contro gli insurrezionalisti. Un gruppo di generali francesi contrario ai progetti di indipendenza per l’Algeria prese possesso con le truppe dell’aeroporto, del municipio e del governatorato generale. Nel giro di tre ore tutti i punti chiave della città erano in mano dei golpisti. Il colpo di Stato stroncato da de Gaulle in persona e costituì il punto di svolta nell’atteggiamento ufficiale verso la guerra d’Algeria. De Gaulle aveva voltato le spalle ai coloni e l’esercito mantenne un profilo politico basso per tutto il resto del conflitto. I negoziati col Fronte di Liberazione Nazionale vennero riaperti nella città francese di Évian-les-Bains nel maggio 1961. Gli accordi di Evian decretarono un cessate il fuoco che fu la prima importante passo verso l’indipendenza algerina nel 1962.

De Gaulle pronuncia un discorso ad Algeri, 4 giugno 1958

[ENG]

Charles de Gaulle embodied France’s freedom for partisan fighters, allies and Nazi-fascists. He is saluted at home as a war hero, leader of the French resistance and for this reason sentenced to death and deprived of French nationality by the Vichy regime. He was active in politics before the war, and remained so after, especially as creator and first President of the Fifth Republic in 1958 (until 1969). The great statesman, however, saw the Algerian War and, as Head of State, he developed a strategy of action which is still being debated today.

Many within and outside France welcomed de Gaulle’s return to power as the necessary turning point to end the hostilities, which actually began in 1954. The intentionally ambiguous appeal to all the inhabitants, “Je vous ai compris” and his exclamation “Vive l’Algérie française” – that revived the hopes of the colonists and the military, disaffected by the indecisions of previous governments – are still remembered today.

In fact, the new constitutional charter in 1958 already contained an important concession: Algeria would no longer be an integral part of France, but a territory associated with it. But the referendum, which risked being greeted enthusiastically by Algerian Muslims and settlers, threatened the Front de Liberation Nationale (FNL) with the prospect of losing support from the growing population who was tired of war, but that had never shown anything but a weak conviction for a totally independent Algeria. As a reaction, the FLN established the Provisional Government of the Algerian Republic, a sort of government in exile, obtaining international recognition of many Arab, Asian, African, Eastern European and Soviet countries.

Despite the tortures and brutalities committed by the French army against the Muslim population and the growing French opposition to the war, de Gaulle continued to deny total independence to Algeria. This political commitment was followed by terror campaigns by FLN, civil wars and further violence. In 1961, secret negotiations between the French government and the Algerian authorities that came to the surface meant that part of the military spheres in Algeria felt betrayed by de Gaulle after seven years of hard struggle against the insurrectionalists. A group of French generals opposed to the plans of independence for Algeria took possession with the troops of the airport, the town hall and the general local government. Within three hours all the key points of the city were in the hands of the generals. The coup d’état was delegitimized by de Gaulle himself and constituted the turning point in the official attitude towards the Algerian war. De Gaulle had turned his back on the settlers and the army kept a low political profile throughout the rest of the conflict. Negotiations with the FLN were reopened in the French city of Evian-les-Bains in May 1961. The Evian agreements decreed a ceasefire which was the first important step towards Algerian independence in 1962.

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