Un altro muro [Pt. 6]

Eccoci arrivati al già citato muro.
Rappresenta una separazione per i palestinesi, mentre per gli israeliani costituisce una barriera difensiva (security fence).

Prima di tutto è necessario fare qualche passo indietro fino ai tempi della nascita dello Stato di Israele per comprendere la questione delle frontiere.

Gli accordi di armistizio arabo-israelianodel 1949 tracciarono la “linea verde”, confine de facto dal 1949 fino alla Guerra dei Sei Giorni del 1967. Il termine linea verde trae origine dal colore della matita usata per disegnare sulla mappa la linea di separazione delle forze stabilita nei negoziati che culminarono con l’armistizio. Sebbene Israele abbia sempre formalmente sostenuto che la linea verde non ha alcun significato legale, questa linea ha continuato ad averlo. Israele considerava i territori oltre la linea verde, a differenza di quelli all’interno, come territori occupati e non erano incorporati nei sistemi politici e civili israeliani. I territori oltre la linea verde furono amministrati dall’esercito israeliano e successivamente anche dall’Autorità Nazionale Palestinese (ANP).

L’estensione del confine comunale di Gerusalemme nel 1980 fece si che Israele dichiarasse Gerusalemme “completa e unita” e la rivendicasse come capitale, ma una linea verde nazionale continuò a dividere Gerusalemme in Est e Ovest. Le Alture del Golan sono un’altra eccezione, essendo state informalmente incorporate da Israele con la Legge sulle Alture del Golan del 1981. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha dichiarato che ciò è nullo e senza alcun effetto giuridico internazionale.

Nel 1987 scoppiò la prima intifada, che si concluse nel 1993 con la firma degli accordi di Oslo e la successiva creazione dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP). La Cisgiordania venne così divisa in tre aree amministrative: l’area A sotto il controllo palestinese (18% del territorio), l’area B sotto controllo misto (21%) e l’area C controllata da Israele (60%). L’area C comprende la maggior parte dei terreni agricoli e delle risorse naturali ed è di fatto a uso esclusivo degli israeliani. Ma come se non bastasse nei territori palestinesi continuano a sorgere e a espandersi gli insediamenti israeliani, dichiarati illegittimi dalla comunità internazionale.

Nel 2000 scoppiò la seconda intifada in cui circa 4 mila persone persero la vita. Così, dal 2002 Israele cominciò a costruire una barriera di separazione in Cisgiordania con lo scopo formale di impedire gli attentati.

Oggi, la barriera ha un tracciato di 730 km ma è spesso controverso ed è stato ridisegnato più volte su pressioni internazionali, dei palestinesi e della stessa Corte Suprema di Giustizia israeliana. Consiste per tutta la sua lunghezza in una alternanza di muro e reticolato, con porte elettriche. In certi tratti si discosta dalla linea verde di quasi 30 km. Nell’agglomerato urbano di Gerusalemme la barriera è costituita da un muro alto 8 metri. Esso si estende nei quartieri arabi di Gerusalemme e in corrispondenza del confine fra gli agglomerati di Gerusalemme e di Betlemme (come nei pressi del campo profughi di Aida). È da sottolineare come il muro sia stato costruito quasi interamente nel versante palestinese della linea verde, favorendo così la nascita di ulteriori colonie tra la linea verde e la barriera. È provato che il muro ha un impatto molto forte sulla vita di molte persone, migliaia di palestinesi sono costretti a fare lunghe file ai checkpoint controllati dall’esercito israeliano per andare a lavorare dall’altra parte, in Israele. A partire dal settembre 2006 il graffitaro iconoclasta Bansky ha eseguito sul muro molti disegni e stencil a sfondo provocatorio e di protesta.
Ne abbiamo parlato più approfonditamente in questo articolo: https://www.frammentidistoria.com/2020/03/15/da-bristol-a-betlemme-banksy-oltre-i-confini/

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