La scia di sangue del Mostro [Pt. 2]

Con questo articolo andremo a ripercorrere la serie infernale del Mostro di Firenze. Partiremo dal 1974 (il caso del 1968 lo conoscete già) per arrivare fino a Scopeti nel 1985. La premessa, doverosa, è quella di evidenziare la crescita omicida dell’assassino. Sembra che ogni crimine sia sempre più efferato di quello precedente, salvo alcuni casi specifici (come quello di Giocoli nel 1983) dove addirittura, secondo molti, pare che il Mostro abbia pure commesso un errore di valutazione.

Abbiamo due tesi diverse: il Mostro, come ogni essere umano, può sbagliare (e quindi uccide due ragazzi scambiandoli per una coppia uomo-donna) oppure si ha davanti un individuo perfettamente metodico e lucido. Ancora oggi non c’è risposta.

14 settembre 1974, Borgo San Lorenzo. Nella notte del sabato vengono uccisi Pasquale Gentilcore, 19 anni, e Stefania Pettini, un anno più giovane. Il ragazzo viene rinvenuto nella sua auto, nel posto di guida, raggiunto da vari colpi di coltello e cinque proiettili con l’ H’ nel fondello. La fidanzata, invece, viene rinvenuta nuda fuori dalla macchina. Ha un tralcio di vite nella vagina, tre colpi di proiettili e ben novantesei ferite da taglio sul corpo.

A qualche centinaio di metri dalla scena del crimine, su segnalazione anonima, viene rinvenuta la borsetta della Pettini. Mancano alcuni oggetti: il borsello della ragazza e qualche oggetto prezioso  come una catenina d’argento.

6 giugno 1981, Scandicci. Vengono rinvenuti i cadaveri di Giovanni Foggi, trentenne, e di Carmela De Nuccio, 21 anni. Il ragazzo si trova nell’auto mentre la ragazza viene trovata fuori dal veicolo. Ha i pantaloni e le mutandine strappate e ha subito l’asportazione del pube. Anche qui, la Beretta, calibro 22, Long Rifle con i proiettili con la lettera ‘H’ nel fondello hanno colpito. Stesso discorso per l’arma da taglio.

Circa una settimana dopo il crimine viene arrestato Vincenzo Spalletti, un autista della Misericordia e noto guardone. L’uomo viene arrestato in quanto aveva, la mattina stessa del rinvenimento dei corpi, fornito una serie di dettagli sul crimine alla moglie. Le sue informazioni, precise e corrette, insospettirono gli inquirenti perché nessuno poteva conoscerle con così largo anticipo. Egli  si giustificò sostendo di averle apprese dai giornali, ma questa spiegazione era del tutto incredibile perché Spalletti straparlò prima che i giornali apprenderssero la notizia del crimine stesso. L’idea è che quell’autista fosse un assassino a sangue freddo. In realtà, di lì a poco, fu scarcerato con tanto di scuse perché il Mostro colpì nuovamente. La particolarità di questo caso è che, durante la carcerazione di Vincenzo Spalletti, la moglie e il fratello del sospettato furono raggiunti da alcune chiamate anonime che li rassicurarono sul futuro e prossimo proscioglimento dell’uomo. Molto probabilmente, la voce di quelle chiamate rassicuranti era proprio quella del Mostro di Firenze.

22 ottobre 1981, Calenzano. Sarà il primo e l’ultimo caso che il Mostro colpirà una seconda volta nello stesso anno. La spiegazione, ritenuta praticamente certa, è che l’assassino uccida, come già avevano annunciato le telefonate anonime, per scarcerare Vincenzo Spalletti. Perché? Forse perché Vincenzo Spalletti era un soggetto che aveva visto qualcosa nel delitto precedente e per quanto negasse di non aver notato alcunchè, il Mostro aveva paura che fornisse qualche elemento agli inquirenti.

Le vittime sono Susanna Cambi e Stefano Baldi, 21 anni lei e cinque in più lui. Entrambi fuori dall’auto e la ragazza riporta l’asportazione del pube. Stessa pistola e soliti colpi inferti da un’arma da taglio.

Vincenzo Spalletti esce dal carcere.

19 giugno 1982, Baccaiano. Le vittime questa volta sono Paolo Mainardi e Antonella Migliorini. Entrambi si trovano nell’auto e la macchina viene rinvenuta sul margine della strada, assolutamente ben visibile. Qui succedono una serie di fatti interessanti: la ragazza non riporta alcuna asportazione, forse perché il fidanzato in un primo momento è riuscito a mettere in moto l’autovettura e fuggire per pochi metri. I fanali vengono spenti a colpi di proiettile e poi i due ragazzi vengono uccisi. Molto probabilmente la ragazza è morta prima della tentata fuga, che però si è arenata immediatamente in quanto le ruote posteriori dell’auto finirono nella fossetta adiacente alla strada, impedendo qualsiasi movimento. Il Mainardi è l’unico caso di soggetto rinvenuto ancora in vita, ma non riuscirà a fornire alcuna informazione perché in coma e morirà in ospedale.

Gli inquirenti e la società civile sanno perfettamente di essere davanti ad un killer seriale, ma a seguito di questo ennesimo duplice omicidio anche il ’68 verrà ricollegato alla serie infernale. Il come avvenga questo collegamento è ancora un mistero: secondo i carabinieri fu il maresciallo dei carabinieri, Francesco Fiori, a ricordarsi delle analogie dei crimini con quello del ’68 (stessa pistola e stessa tipologia di vittime); Mario Spezi, invece, giornalista de La Nazione, scoprì che invece fu una lettera anonima (andata perduta) che segnalò agli inquirenti il collegamento.

9 settembre 1983, via Giocoli (FI). Il Mostro di Firenze uccide due ragazzi tedeschi: Horst Meyer, 24 anni, e Uwe Jens Rusch, stessa età del primo. Pare che qui l’assassino abbia commesso un errore: le vittime sono entrambi due maschi, magari è stato ingannato dal fatto che uno dei due avesse i capelli molti lunghi. Viene usata sempre la stessa Beretta, calibro 22, Long Rifle, ma non il coltello. Bisogna dire che qui, come in tantissimi altri casi, non c’è una convinzione univoca e certa sul fatto che si trattasse realmente di un errore (anche perché nessuno dei due ragazzi aveva i capelli lunghi).

29 luglio 1984, località Boschetta (Ponte a Vicchio). Vengono uccisi Claudio Stefanacci, 21 anni, e Pia Rontini, 18. Quest’ultima ha subito l’asportazione del pube e del seno sinistro. Anche qui, come ormai avrete capito, viene usata la stessa arma da sparo e il coltello.

9 settembre 1985, Scopeti. Le ultime vittime del Mostro di Firenze sono Jean Michel Kraveichvili, 25 anni, e Nadine Jeanine Gisele Mauriot, 11 anni più grande. Vengono rinvenuti il 9 settembre (lunedì) e l’idea degli inquirenti, che resterà per tutti i processi sia di Pacciani che di Vanni e Lotti, sarà quella che vennero uccisi nella notte tra l’8 e il 9 settembre. Solo molti anni dopo la chiusura dei processi, grazie alle nuove tecniche scientifiche d’indagine, sarà possibile anticipare l’omicidio di almeno ventiquattro ore (la notte tra il 7 e l’8 settembre), andando così ad insidiare tutte le testimonianze riportate da Giancarlo Lotti e non solo.

La ragazza viene rinvenuta nella tenda, che i due usavano per campeggiare, con il pube e il seno sinistro asportato. Il ragazzo, invece, sarà trovato pochi metri più in là, completamente nudo, raggiunto dai proiettili della Beretta e finito a colpi d’arma da taglio.

Inoltre, in data 10 settembre giunse una lettera anonima al sostituto procuratore della Repubblica, la Dott.ssa Silvia Della Monica. La busta fu imbucata a San Piero a Sieve, il giorno precedente. L’esterno della busta riportava: Dott. Della Monica Silvia Procura della Republica 50100 Firenze (sì, con “Republica” senza una “b”).

Il testo era formato da lettere ritagliate da uno o più periodici e la busta conteneva un lembo di seno che poi verrà ricondotto a Nadine Mauriot.

Questa è la storia, con date e nomi, della seria omicidiaria del Mostro di Firenze. Una sequenza che ha gettato per anni nel terrore e nella psicosi generale la città di Firenze, la sua provincia, e tutto il Paese. Le giovani coppie si erano ovviamente adattate alla situazione, tant’è che le case dei genitori si aprirono e si chiuse un occhio sui rapporti dei figli. I genitori uscivano di casa, per andare al cinema o a teatro, lasciando ai propri figli un momento d’intimità protetto dalle mura delle abitazioni. Dal prossimo articolo in poi, entreremo ancora di più nei meandri processuali del caso del Mostro, dove la narrazione si farà ancor più torbida ed intrigata.

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