Da Bristol a Betlemme: Banksy oltre i confini

Dopo aver visitato la città di Hebron (vedi: https://www.frammentidistoria.com/2020/02/07/hebron-la-citta-fantasma-una-realta-surreale/), il mio viaggio in Cisgiordania prosegue alla scoperta della storica Betlemme, importante meta di pellegrinaggio. Essa infatti accoglie ogni anno milioni di pellegrini provenienti da tutto il mondo che si riversano nella piazza principale per visitare la Basilica della Natività. La tradizione narra che questa chiesa sia stata costruita proprio nel luogo in cui Maria diede alla luce Gesù, in quella che viene chiamata Grotta della Natività. Una volta entrati nella chiesa è possibile visitarla, anche se è sempre molto affollata da gruppi di turisti e pellegrini, ma se programmate la vostra visita nel giorno giusto, rimarrete incantati dall’atmosfera mistica ed evocativa, appositamente costruita.

Per quanto mi riguarda però, ciò che mi ha portata li, non è stato tanto uno spirito religioso quanto più un personale interesse storico-artistico. Infatti, è utile sapere che Betlemme, oltre ad essere un  importante sito religioso, è anche una meta di particolare interesse per gli amanti della street art, o più precisamente per tutti i fan del famoso artista britannico dall’identità ancora ignota, Banksy !

È conosciuto a livello mondiale per i suoi murales che si presentano agli occhi di tutti come delle vere e proprie critiche politiche e sociali, la cui realizzazione avviene sempre in luoghi pubblici accuratamente scelti. La barriera di separazione tra Israele e Cisgiordania è proprio uno di questi. Si tratta di un muro di cemento alto all’incirca 8 metri e lungo poco più di 700 costruito a partire dal 2002 dal governo Israeliano per motivi di sicurezza. L’obiettivo era quello di ridurre l’infiltrazione di attentatori suicidi provenienti dalla Cisgiordania nel contesto della Seconda Intifada. Il risultato è stato un colosso di cemento armato che in alcuni punti attraversa e divide villaggi palestinesi e che nonostante sia stato condannato dal diritto internazionale, continua ad esistere. Osservarlo da vicino fa semplicemente impressione. Ti fermi ai suoi piedi e provi un senso di paura per quanto sia alto.
Poi volgi lo sguardo in su, fissi il filo spinato, le torrette video sorvegliate e provi rabbia pensando alle sue conseguenze. Infine ti fermi un istante a riflettere su cosa l’uomo sia stato capace di fare e ciò che provi  è solo disgusto.

L’atmosfera creatasi attorno è molto intensa. Mi sono trovata a camminare lì in una giornata grigia e ventosa, intenta a scrutare ogni centimetro della barriera divisoria, che a guardarla da lontano sembra una grande macchia di colore a causa delle immagini e degli stencils apportatesi sopra.

All’inizio del mio percorso, ho individuato subito un’opera riconducibile a Banksy, raffigurante due angeli, simboli di pace e fratellanza, uno palestinese e l’altro israeliano che cercano con un piede di porco di aprire un varco tra due pilastri di cemento. Più avanti, ho osservato anche delle riproduzioni di sue opere molto famose, la cui localizzazione originale si trova altrove. Ad esempio la riproduzione della “Ragazza con il palloncino” realizzata a Londra, oppure il “Lanciatore di fiori”, il cui originale non è presente sul muro, ma sul tramezzo di un fabbricato posto dietro ad un benzinaio. La sua location è insolita, infatti molto spesso per ammirare gli originali, è bene farsi guidare da persone del posto, ma il messaggio trasmesso è enorme e profondo. Altre due opere dislocate dal muro, sono il Soldato perquisito dalla bambina e La Colomba di Pace, raffigurata con un giubbotto antiproiettili, un mirino rosso sul petto ed un ramo di ulivo nel becco, accompagnato dalla scritta “Welcome to Palestine, Welcome to Bethlehem”.


 Opera di Banksy, raffigurante due angeli intenti ad aprire un varco tra due pilastri di cemento 

Proseguendo lungo il muro, notai anche molti disegni firmati Cakes Stencil, il cui tema ricorrente è quello dell’infanzia contrapposta alla guerra. Infatti, i soggetti da lui rappresentanti sono sempre bambini che giocano con oggetti legati alla guerra, come filo spinato, bombe o catene. Nonostante la semplicità della tecnica artistica utilizzata e lo stile monocromatico scelto,  il messaggio rivolto risulta essere chiaro e diretto.

Le numerose immagini e scritte presenti sul muro non rendono assolutamente la vista più bella, quella che lo stesso Banksy ha chiamato “la peggiore al mondo”, ma vengono utilizzate come segno di protesta contro quello che molti considerano il “muro della vergogna”. Purtroppo, la mia permanenza a Betlemme non è durata molto per questioni di sicurezza, in quanto erano in atto delle proteste contro le forze armate presenti in alcuni punti lungo il muro, erano quelli i giorni in cui Trump e Bibi, trovarono finalmente una soluzione al conflitto israelo-palestinese firmando l’accordo del secolo!


Una parte del muro di separazione 

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