Kwame Nkrumah e il suo sogno panafricano

Ci sono – talvolta – figure nella storia capaci di dare voce a gran parte di un continente, fuori da ogni logica regionale. E’ il caso per esempio di Kwame Nkrumah, primo presidente del Ghana libero, a partire dal 1960 (il paese indipendente dal 1957) . Durante il suo mandato politico, ha saputo compattare intorno a sé grandi strati dell’opinione pubblica africana, grazie alle sue battaglie in favore del panafricanismo e le denunce al neo-colonialismo.
Soffermiamoci sul primo punto.
Nel 1958 venne convocata ad Accra da Nkrumah la prima Conferenza degli Stati Africani indipendenti. In quell’occasione si riunirono otto paesi (Egitto, Ghana, Liberia, Sudan, Marocco, Etiopia, Tunisia, Libia), per dare inizio ad un insieme di esperienze politiche uniche sul continente nero. Il periodo storico è cruciale poiché si inquadra con l’avvio di un’ondata di decolonizzazione straordinaria. Nel decennio 1957 – 1967 infatti circa 40 stati si staccarono dal giogo economico che li teneva ancorati alle potenze europee, dando un risvolto epocale al mondo posto a sud del Mediterraneo. Kwame Nkrumah, dotato di un carisma sopra la media, ha saputo catalizzare la forte volontà di autonomia e legittimazione (anche in ambito internazionale) di alcuni di questi paesi. Il dominio coloniale e la sottomissione politica ed economica agli europei avevano generato la convinzione che sarebbe stato sufficiente acquisire il pieno controllo del governo perché le società africane potessero avviarsi su quei percorsi di sviluppo che l’oppressione straniera aveva loro precluso. Il leader ghanese riassunse tale convinzione nella massima: “seek ye first the political kingdom and all other things shall be added unto it” (“cercate prima la sovranità politica, e tutto il resto verrà di conseguenza”). In realtà, così non è stato. Il velo delle illusioni si è presto squarciato di fronte al fatto compiuto che la libertà politica fosse una condizione necessaria ma assolutamente non sufficiente per elevare le società arretrate poste sotto il deserto del Sahara.

Una volta salito alla presidenza, Nkrumah decise per prima cosa di promuovere con forza lo sviluppo, elemento su cui fondare una società maggiormente solida.
Non bisogna dimenticare che il processo di decolonizzazione, intersecandosi con il contesto della Guerra Fredda, pose grandi sfide al mondo bipolare, poiché nelle battute iniziali non era ben chiaro come si sarebbero potuti schierare ideologicamente tutti i paesi di nuova indipendenza. Per questo motivo le vie intraprese da questi ultimi verso lo sviluppo economico e i loro progetti di regionalismo politico-amministrativo vennero osservati con grande attenzione sia dagli americani che dai sovietici.
Il primo governante ad affiancarlo nella sua missione panafricana fu il guineiano Sekou Touré (Guinea indipendente a partire dal 1958). Da qui ne nacque, nel novembre 1958, quella Unione Ghana-Guinea che, nella mente dei due fieri statisti, avrebbe dovuto costituire il nucleo embrionale e l’elemento generatore della più ampia piattaforma degli Stati Uniti d’Africa.
Gli esiti complessivi non furono fortunati come speravano, tuttavia lo sviluppo di un sentimento panafricano contribuì di certo a dare linfa alla vita politico-sociale di molti settori.
Kwame Nkrumah, con la sua fronte alta e lo sguardo deciso, divenne il volto simbolico del riscatto per uomini e donne fino ad allora bistrattati da una povertà materiale acuta. Un ambito in cui decise di investire fu quello dell’istruzione, facendo aumentare in maniera esponenziale le iscrizioni degli studenti presso le scuole statali; anche l’emancipazione femminile raggiunse buoni standard sotto il suo mandato presidenziale.

Adesso però passiamo ai lati ombrosi della sua figura, che ci sono stati e ci risultano utili per profilare con completezza la sua biografia politica. La repressione del dissenso è stata feroce, spesso condotta con metodi violenti, nonostante Nkrumah si dichiarasse democratico. Dal punto di vista della gestione economica, il suo periodo ha intaccato pesantemente il Ghana, portandolo a delle perdite notevoli dovute alla sua visione espansionistica e al suo sogno federalista, mai realizzato.
Lo Stato potè più volte appoggiarsi su una legge creata ad hoc che permetteva l’incarcerazione di un individuo basandosi anche solo su semplici sospetti. Insomma, soprattutto nella fase di declino della sua leadership, l’ex Costa D’Oro dovette confrontarsi con un clima interno piuttosto pesante.

Ciò non toglie che Kwame Nkrumah sia stato un uomo politico iconico per il Continente Nero, capace di trovare un posto nel firmamento africano insieme ad altri personaggi del calibro di Léopold Sédar Senghor, Felix Houphouet Boigny e Sékou Touré.

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