La Russia e l’Asia centrale: il legame storico e culturale

La Russia rappresenta il passato, la connessione culturale e storica. Nel 1880, l’intera Asia centrale fu conquistata dall’Impero russo. L’Impero russo prima e l’Unione Sovietica poi hanno permesso lo sviluppo di questa regione nel corso del secolo scorso. I governi di Mosca hanno sviluppato l’istruzione e la salute della popolazione locale. In effetti, le cinque repubbliche hanno ancora oggi una percentuale sorprendente di alfabetizzazione per dei paesi in via di sviluppo: circa il 90% della popolazione sa leggere e scrivere. Tuttavia, lo sviluppo della vita quotidiana andava di pari passo con la creazione di colonie russe e la sovietizzazione forzata della popolazione. La religione era proibita e la lingua locale era considerata inferiore. La russificazione creò una divisione sociale fondata sull’appartenenza etnica. Al punto che ancora oggi gli abitanti di origini russe non si mescolano con la popolazione nativa. Le minoranze russe sono più o meno importanti: 38% in Kazakistan, 19% in Kirghizistan, 10% in Turkmenistan e 5-7% in Tagikistan e Uzbekistan. Naturalmente queste minoranze svolgono un ruolo significativo nella società, soprattutto perché in Kazakistan e Kirghizistan controllano gran parte della vita economica. Ecco perché molti giovani asiatici, nella speranza di un futuro migliore, decidono di cambiare il proprio nome o di iscriversi nelle scuole russe. La cultura in tutte le sue forme: musica, arte, cucina, è fortemente intrisa di influenze russe, soprattutto nella popolazione più giovane, che spesso non ha vissuto gli anni di privazione sotto l’Unione Sovietica. È anche vero che i cinque paesi dell’Asia centrale hanno tutti mantenuto la lingua russa come lingua ufficiale del paese e in Kirghizistan e Kazakistan la lingua turca è ancora scritta con l’alfabeto cirillico. Per la Russia di oggi, queste cinque repubbliche detengono un posto considerevole non solo economicamente, ma anche e soprattutto strategico e culturale.
Prima del 1990, lo sviluppo industriale dell’Asia centrale era legato alla coltivazione del cotone. Nell’ambito dei piani quinquennali di Mosca, l’area del Kazakistan e dell’Uzbekistan era diventata la terza produttrice di cotone al mondo dietro la Cina e gli Stati Uniti. La transizione post-Sovietica ha visto nuovi attori coinvolti in Asia centrale, ma è certo che la Russia conserva uno status specifico a causa del suo passato coloniale. La Federazione Russa è rimasto il primo partner economico e militare in tutte le repubbliche nel corso degli anni 2000. Dal 1991, la Comunità degli Stati indipendenti, che unisce 9 delle 15 ex repubbliche sovietiche, ha permesso lo sviluppo e la cooperazione nel commercio, nell’economia e nel libero scambio. Questo coordinamento intergovernativo ha assunto una portata maggiore nel 2014 con la creazione dell’Unione Economica Eurasiatica. Questa entità, fortemente voluta dal Presidente del Kazakistan e da Vladimir Putin, prevede la creazione di una zona di libero scambio e l’attuazione di politiche economiche comuni. Il Kirghizistan si è unito nel 2015 e il Tagikistan ha mostrato la volontà di integrare la nuova Unione. La paura è che questa Unione crei un pretesto per il trasferimento della sovranità politica degli Stati. Il Segretario di Stato degli Stati Uniti, Hillary Clinton ha dichiarò nel dicembre 2012: “Questa Unione non avrà il nome URSS. Sarà chiamata Unione economica eurasiatica, ma non ci sbagliamo. Conosciamo gli obiettivi e cerchiamo di trovare il modo migliore per rallentarlo o impedirlo.” La Russia rimane la terra promessa per molti giovani delle repubbliche dell’Asia centrale. Dal 1990, l’immigrazione tra il Tagikistan, il Kirghizistan, l’Uzbekistan e la Russia è aumentata drasticamente. I lavoratori in Russia provenienti dall’Asia centrale sono diversi milioni: più di 2,3 milioni dall’Uzbekistan, più di 1 milione dal Tagikistan e quasi 600.000 dal Kirghizistan. Ogni anno, circa 10 miliardi di dollari sono trasferiti dagli immigrati in Russia all’Asia centrale, dove questo denaro gioca un ruolo essenziale nell’economia interna: in Tagikistan, le rimesse rappresentano la metà del PIL.

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